Come compensare un piede causativo

Considerazione su come compensare un piede causativo

La prima risposta che ci viene in mente e mettere un plantare, ma e' riduttiva, perchè poi il plantare lo inseriamo nella scarpa e quindi bisogna sempre calcolare la scarpa come parte dell'' ortesi il risultato finale dei compensi che il corpo avrà di conseguenza la somma dei due singoli oggetti il plantare e la scarpa.

Parliamo innanzitutto del plantare

Di plantari ci sono mille soluzioni ,ma la divisione netta di famiglia e fra il plantare ortopedico e plantare ergonomico l'ortopedico cura la causa del dolore , agisce a livello locale ,scopo antalgico disinteressandosi di cosa succede al corpo, mentre il plantare ergonomico agisce sui ricettori propriocettivi e cutanei del piede,e quindi di importanza fondamentale per gli schemi motori e della postura ,condizionando il baricentro corporeo.

La propriocezione rappresenta la capacità del sistema nervoso centrale di percepire la posizione del corpo e delle sue parti nonchè della contrazione muscolare e del movimento nello spazio dei diversi distretti corporei (cinesia). Tali recettori sensoriali sono responsabili della propriocezione e cinestesia fornendo al sistema nervoso centrale informazioni sull'ambiente (esterno e interno) consentendo cosi di conoscere, istante per istante, la posizione e lo stato di ogni osso, muscolo, organo del sistema.

In ultima analisi, il plantare ergonomico punta a ripristinare la corretta fisiologia del piede e a portare il baricentro generale della persona, statico e dinamico, quanto più vicino possibile alla sua posizione ideale ,mentre il plantare ortopedico ha come obiettivo la sola sparizione del dolore nella zona interessata, disinteressandosi dell'andamento baricentrico generale della persona.
Il medesimo discorso vale parlando di calzatura ortopedica e calzatura ergonomica.L'esame posturale deve pertanto essere il più accurato possibile, così come la progettazione del plantare ergonomico e della calzatura ergonomica deve essere vicina alla perfezione.

Nell'ottica del riottenimento del corretto posizionamento baricentrico, una fondamentale (ma spesso trascurata) importanza riveste la calzatura in cui viene inserito il plantare ergonomico In realtà, il plantare ergonomico sta alla scarpa come, in un occhiale, la lente sta alla propria montatura. La messa a fuoco delle lenti visive, fondamentale per una corretta visione, dipende dalla montatura che determina il posizionamento delle lenti nello spazio davanti agli occhi. Lo stesso accade per la scarpa che determina il posizionamento del plantare ergonomico e quindi il suo ruolo di interfaccia che scarica a terra la forza peso.

 

Di strategica importanza e il tipo di materiale sia del plantare ma soprattutto della calzatura che deve avere le seg. caratteristiche

  1. tomaia molto elastica per consentire al piede visto come elica a volume variabile di muoversi agevolmente

  2. suola di materiale elastico flessibile per far aderire il piede al terreno e rendere questo appoggio più morbido possibile con punta appruata e tacco smussato per facilitare la deambulazione .

  3. Il materiale deve avere delle diverse risposte elastiche in modo da sostenere l'arco del piede sulla volta interna verso il calcagno.

  4. Soletta interna estraibile per sostituirla a richiesta con un plantare ergonomico

  5. una adeguata lunghezza per dare la tolleranza necessaria al piede nei due momenti di organo di moto (piede astragalico..dinamico e organo di senso( piede calcaneare ..statico) tolleranza che varia dai 5mm del numero 36 fino ai 20mm del 46.

  6. chiusura con lacci o velcro in quanto consente la migliore aderenza scarpa piede

 

Dagli esami svolti sembrerebbe che la suola, composta di materiali plastici di diverse elasticità, condizioni il vettore risposta nel seguente modo:

  • una suola molto morbida condiziona il vettore di risposta del terreno verso l' interno del piede.
  • una suola con parti rigide sotto l'arco plantare, funzionando da piano inclinato, condiziona il vettore di risposta verso l'esterno

Il terreno piano e duro è un‟invenzione dell‟uomo per utilizzare meglio le macchine, ma non per i bisogni umani ; continuando a camminare su superfici piatte e rigide, il piede viene alienato dal suo contatto naturale e primordiale con la terra.

“Una parte cruciale della sua natura si atrofizza e le conseguenze sono catastrofiche per la sua psiche, per il suo equilibrio e per il benessere della sua intera persona"

Friedensreich Hundertwasser (architetto, pittore e filosofo viennese), 1991.

L‟uomo vive gran parte della sua vita in piedi o camminando e se un appoggio non corretto può influenzare negativamente caviglia, ginocchio, anca e tutta la colonna vertebrale, fino ad interessare l‟apparato occlusionale, l‟appoggio corretto lo può condizionare positivamente.
Quindi la scarpa più idonea (ortesi) migliora le condizioni e, nel tempo, influisce sulla corretta postura, migliorandola. Sempre più l‟ergonomia diviene importante all‟interno di una società che spinge l‟uomo in posture e stili di vita poco naturali e quindi poco fisiologici.
Nella sua lunga evoluzione, durata centinaia di milioni di anni, da quadrupede a ottimo camminatore e discreto arrampicatore, oggi l‟uomo sembra paradossalmente aver invertito il senso di marcia evolutivo, adottando abitudini di vita che lo portano a “rannicchiarsi” sempre più su se stesso.

IL FATTORE TEMPO

Tutto il sistema podalico ergonomico scarpa plantare ha un fattore tempo ,diciamo che per avere benefici dobbiamo usarlo per almeno 6 ore al giorno in deambulazione o in stazione eretta ,per il rimanente massima liberta compreso tacchi e piede nudo .Di contro se non viene usato per più oltre due tre mesi il sistema tonico posturale tornerà ai vecchi schemi motori utilizzati su terreni piatti e duri con ritorno alle alterazioni posturali primarie

T.D.P.

MARIO ARRIGHI